Ischia News ed Eventi - Intervista all’architetto e autore Marco Maria Sambo, Premio PIDA Giornalismo 2018

Intervista all’architetto e autore Marco Maria Sambo, Premio PIDA Giornalismo 2018

Architettura
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“Bisogna ricostruire una cultura dell’architettura nel nostro Paese, anche con una legge”.
Ha ricevuto il Premio PIDA per il Giornalismo, ma ci tiene a sottolineare di essere prima un architetto e poi un autore che scrive “per la promozione dell’architettura”, di cui si occupa anche come consigliere dell’Ordine degli Architetti di Roma.

E a Ischia per ritirare il riconoscimento, Marco Maria Sambo, non trascura di parlare, appassionandovisi, della funzione dell’architettura nella società e, in particolare nel nostro Paese, che ne è considerato una delle culle. Ma, prima di affrontare gli altri temi, è d’obbligo la domanda sulla reazione alla notizia di essere premiato dal PIDA. “E’ stato del tutto inaspettato e sono molto felice del premio dato all’architetto e all’autore. Per me è importante perché, nelle varie vicende culturali, mi sono sempre occupato di promuover e l’architettura contemporanea e di rilanciare la cultura dell’architettura nel nostro Paese. Se non ricostruiamo questo pensiero culturale non c’è futuro. E, dunque, il premio mi fa piacere in questa ottica”.

Eppure sembra esserci una grande distanza tra il mondo dell’architettura e i cittadini, l’opinione pubblica. Una dicotomia netta tra gli addetti ai lavori e i profani. Come è possibile colmare questa distanza?
“Lo si fa lavorando sul campo. Bisogna ricostruire il senso comune della cultura dell’architettura in questo Paese. Se non riusciremo a coinvolgere la collettività, i cittadini, non ce la faremo. Dobbiamo tornare a costruire l’edilizia di qualità”.

E da dove si comincia?
“Dai concorsi di architettura, non se ne può più prescindere. Il concorso deve essere al centro dello sviluppo urbanistico, del tema del riuso degli edifici esistenti, per capire come portare avanti la progettazione in quel campo”.

Il tema è sempre di stretta attualità e puntualmente controverso: quando conservare e quando ricostruire?
“Di volta in volta si deve valutare, considerando che l’architettura non è solo estetica, ma risolve dei problemi. Per questo il concorso è importante, perchè mette a confronto soluzioni diverse. Comunque, non sono d’accordo con la scuola di pensiero di abbattere tutto o non ricostruire, bisogna rispettare i luoghi e questo a volte implica il dover conservare. IL riuso architettonico in chiave turistica è interessante. Ha riguardato anche opere di grandi maestri, trasformate in hotel con un’opera di riqualificazione dell’esistente”.

E sul fronte anch’esso di stretta attualità della sicurezza, l’architettura che contributo è chiamata a dare?
“E’ essenziale monitorare il nostro patrimonio, altrimenti rischiamo di vivere sempre vicende drammatiche come quelle che conosciamo. Il monitoraggio serve per mettere in sicurezza il patrimonio, cercando di ricostruire poi il nuovo. Senza affrontare il tema della sicurezza non si fa alcun passo avanti. In questo è importante anche la funzione delle riviste specializzate, che costruiscono cultura e sono fondamentali per la ricostruzione culturale di cui parlavo prima. La rivista non deve solo descrivere l’architettura, ma alimentare il dibattito. Cominciamo a ricostruire anche un processo di riflessione”.

Ma l’architettura sembra lontana dai discorsi sulla sicurezza, sulle emergenze che riguardano il territorio. Anche in questo c’è distanza dai cittadini
“Bisogna far capire a tutti che l’architettura risolve i problemi non li crea. E per ricucire il rapporto con i cittadini è anche necessario riprendere un discorso generale di rispetto delle regole. Ci vuole una legge per l’architettura. Il Consiglio nazionale dell’Ordine è impegnato su questo, è un passaggio importante: deve essere scritto ciò che rende possibile l’architettura in questo Paese. Anche per arrivare prima dell’emergenza. E’ un tema che non si può più rimandare, non possiamo solo rincorrere le continue emergenze”.

E le periferie, con le problematiche che si trascinano, non sono state a volte anche un fallimento dell’architettura?
“Sono frutto di una mancanza di visione che si risolve con un progetto di architettura normato per legge. Che è il presupposto per un’architettura di qualità, perché non dobbiamo andare all’estero per studiare l’architettura contemporanea. C’è stata una dimensione ideologica dell’architettura che ha prodotto un certo tipo di situazioni nelle periferie, ma ora si può ridare dignità al fallimento ideologico. E’ anche questo il senso di una legge per l’architettura”.

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