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Ischia l’Isola beata e la sua storia

Storia
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La luce e i colori di Ischia, che, con i suoi 46 kmq., è la più grande delle tre isole beate che chiudono a cerchio il golfo di Napoli, non sono che un aspetto della vacanza meravigliosa che si annuncia al turista, appena egli sbarca nel delizioso porto naturale isolano, affollato di barche, e sulla riva di caratteristici locali. Egli nemmeno potrà immaginare, nel successivo primo suo giro per le strade ischitane, quale varietà di attrattive Ischia tenga in serbo per chi vi giunga ad ogni età della vita. Soltanto quando la conoscerà più a fondo, Ischia gli si rivelerà realmente un’isola per tutti i gusti, un’isola per tutte le stagioni.


E’ un approdo importante il porto di Ischia, il principale dell’isola, e può vantare una storia affascinante. Un secolo e mezzo fa, al suo posto c’era un lago vulcanico incastonato in un paesaggio di rara bellezza. Fu re Ferdinando II di Borbone a decidere di creare il porto, che fu inaugurato nel 1854.
Il panorama cambiò, ma il fascino di quel luogo non fu scalfito. E la lussureggiante vegetazione delle colline circostanti rappresenta ancora il primo colpo d’occhio per chi giunge sull’Isola Verde.
Che Ischia possedesse innumerevoli attrattive, l’avevano già scoperto indubbiamente gli antichi. Lo testimoniano i ritrovamenti dei primi insediamenti greci e con maggiore evidenza, le rovine del Castello Aragonese, una vera e propria città, sorta dove già Gerone Siracusano aveva edificato la sua formidabile rocca.
Verdi colline avvistarono i primi marinai greci che sbarcarono sull’isola, nella baia di San Montano, otto secoli prima di Cristo. Venivano da lontano, dall’Isola di Eubea, ma quella terra apparve loro subito familiare. Sul promontorio di Monte Vico e nella pianura sottostante, i greci costruirono la loro nuova città, Pithecusa, che divenne punto nevralgico dei commerci tra la Grecia e le popolazioni italiche. Fu quello il primo insediamento greco nel Mediterraneo occidentale, l’inizio della Magna Grecia. E proprio alla Magna Grecia è dedicato il museo archeologico di Villa Arbusto a Lacco Ameno. Lì sono ospitati i preziosi reperti rinvenuti dall’archeologo Giorgio Buchner, in trent’anni di scavi nella necropoli di San Montano. E in primo piano la cosiddetta coppa di Nestore, su cui è inciso il più antico testo scritto rinvenuto in Occidente:
“E’ gradevole bere dalla Coppa di Nestore, ma chi da questa coppa beve, subito prenderà desiderio di Afrodite dalla bella corona.”
Un graffito di tre righe, in versi esametri, inciso con uno stilo di bronzo durante una cerimonia funebre, che allude alla famosa coppa dell’eroe epico Nestore, descritta da Omero nell’Iliade. Una testimonianza inequivocabile della conoscenza che dell’Epos omerico avevano i coloni greci. L’antica Pithecusa era un crocevia internazionale di scambi tra l’oriente e l’occidente. Si può dire che la storia documentata della scrittura nasce proprio a Ischia. Da qui, attraverso i coloni greci e i loro scambi, la scrittura alfabetica si è diffusa tra i popoli italici e gli Etruschi.
Già da qualche anno, sempre a Lacco Ameno, sotto la bella Basilica di Santa Restituta, nel centro della cittadina, sono venute alla luce vestigia antichissime che, insieme a interessanti reperti, fanno parte di un museo visitato ogni anno da migliaia di persone.
La zona di Lacco Ameno rimase il maggiore centro abitato dell’isola fino al Medio Evo, quando le invasioni barbariche convinsero la popolazione a rifugiarsi sull’isolotto su cui doveva poi sorgere il Castello. Lì si sviluppò la città, mentre sull’Isola Grande, come era chiamata, non erano che piccoli villaggi, dove la popolazione viveva tra il pericolo delle invasioni straniere e la paura per terremoti ed eruzioni, allora piuttosto frequenti. L’ultima eruzione, nel 1301, sommerse di lava un’ampia superficie nella parte nordorientale dell’isola, fino alla costa, dove oggi è la pineta d’Ischia.
Intanto sulla rocca del Castello la popolazione aumentava. Nel ‘400 Alfonso d’Aragona la trasformò così come è ancora oggi e fu collegata da un ponte all’isola, dove, proprio ai piedi della fortezza, si era sviluppato un piccolo borgo. Il XVI secolo coincise con il periodo di massimo splendore del Castello, dove arrivò la cultura del Rinascimento, grazie alla castellana, la poetessa Vittoria Colonna, che ospitò tra quelle mura alcuni dei più insigni letterati del tempo.
Intanto l’isola subiva le incursioni dei pirati saraceni. E lungo le coste sorsero imponenti torri di difesa. Quello di Forio era il versante più esposto e la popolazione vi costruì ben 14 torri con il tipico tufo verde dell’Epomeo. Tra queste il famoso Torrione, simbolo della cittadina, che ospita oggi un museo dedicato a un artista isolano.
Il settecento segnò lo sviluppo dei principali centri abitati dell’isola. A quel tempo risalgono le chiese più belle, da visitare per i tesori artistici che custodiscono. Se il Castello andava spopolandosi, il borgo ai suoi piedi cresceva. Accanto alle case dei pescatori, furono costruiti palazzi signorili e le chiese furono abbellite con dipinti di famosi artisti. Anche a Forio, cessate le incursioni, sorsero palazzi e chiese, scrigni per pregevoli opere d’arte.
Nel 1809, durante il conflitto tra inglesi e francesi, il Castello, ormai quasi disabitato, subì danni irreparabili. Così il maniero fu abbandonato e utilizzato solo come prigione per qualche decennio. Poi, nei primi anni del ‘900 tornò ad essere abitato e oggi è aperto al pubblico, che può visitarlo e godere di uno straordinario panorama del golfo.
All’ombra di quel Castello, i pescatori di Ischia Ponte continuano a costruire nasse e a rammagliare reti, trascorrendo una vita serena e longeva, nella casta e feconda umanità del loro borgo marinaro, aperti a scambiarsi le umili e sapienti notizie nel prevedere il mutarsi dei venti e delle condizioni del mare. E al mare è dedicato il caratteristico Museo ubicato nel palazzo dell’Orologio dove la storia della marineria isolana attraverso i secoli è la testimonianza inequivocabile dell’indissolubile legame degli ischitani con il loro mare.
Così come sulle pendici del Monte Epomeo, la cui vetta raggiunge i 789 metri e rappresenta, al centro dell’Isola, una specie di Pandizucchero ischitano, i contadini continuano a scambiarsi le altrettanto umili e sapienti notizie della conduzione della terra e del maturare dei vini nei cellai, scavati nel tufo della montagna. Dalla vetta dell’Epomeo è facile spaziare con lo sguardo su tutte le località isolane. Sul nuovo porto di Casamicciola Terme, la ridente cittadina ben nota per la ricchezza delle sue sorgenti e per la riposante tranquillità del soggiorno nelle sue ville in collina, di cui ampiamente si giovarono Giuseppe Garibaldi, curandosi i postumi delle ferite dell’Aspromonte, e Enrico Ibsen che a Casamicciola riuscì finanche a sorridere, dando all’arte il “Peergent”.
O sullo specchio d’acqua di Lacco Ameno, anch’essa celeberrima stazione termale, nel quale campeggia il caratteristico scoglio del “Fungo” mentre le campagne circostanti completano la visione di un paesaggio che giustamente ha guadagnato ad Ischia l’appellativo di “Isola verde”.
O ancora su Forio, la bianca cittadina mozaraba, dove anche il sole, talvolta, tramonta con un insolito, fantastico “raggio verde”. Anch’essa ricca di vasti arenili, di un porto, di stradine caratteristiche, recanti vestigia di antiche architetture mediterranee e delle sue torri, sorte tutte a difesa dalle numerose incursioni barbaresche del XVI secolo. A Forio, una candida chiesa, protesa sul mare e dedicata alla Madonna del Soccorso, ricorda ancora una volta la vocazione e le tradizioni marinare degli abitanti dell’Isola. Ma basterà allontanarsi di pochi chilometri per riscoprire subito sulla vicina spiaggia di Citara un’Ischia del tutto diversa. È l’Ischia in cui ha trovato il suo pieno sviluppo all’aperto, in giardini tra i più attraenti ed attrezzati del mondo, un tipo di modernissimo termalismo, che integra e completa quello già praticabile nei numerosissimi stabilimenti isolani ed anche in tanti alberghi dotati di appositi reparti. Un termalismo che ha, da un lato, reso piacevoli e, talvolta, perfino divertenti le cure di cui taluni hanno bisogno e ha, dall’altro, esteso ad altri settori, primo tra tutti a quello estetico, l’uso delle balneazioni e dei fanghi. L’isola oggi è divisa in sei Comuni : Barano, Casamicciola Terme, Forio, Ischia, Lacco Ameno e Serrara Fontana.
E prediletta per le sue bellezze e atmosfere dagli artisti di ogni epoca, l’isola visse un periodo di particolare fervore culturale nel dopoguerra, quando a Forio si stabilì una folta colonia di intellettuali di ogni parte del mondo. E Ischia fu per tutti musa prodiga d’ispirazione.

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