Ischia News ed Eventi - Il 18, 19 e 20 dicembre va in scena "Borgo Sant'Antonio"

Il 18, 19 e 20 dicembre va in scena "Borgo Sant'Antonio"

Teatro
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Il 18, 19 e 20 dicembre in scena, per Ischia Teatro Festival, la compagnia Attori per Caso con un classico di Raffaele Viviani "Borgo sant’antonio". L’adattamento è curato da Salvatore Ronga.

Al Polifunzionale, il 18,19 e 20 dicembre alle ore 21:00, in scena il secondo spettacolo di Ischia Teatro Festival, Borgo Sant’Antonio per la regia di Salvatore Ronga.
Sotto gli occhi di una Sant’Anna issata come un’antica divinità protettrice nel cielo stretto e lungo del vicolo, tra i banchi variopinti su cui fluttuano le mercanzie in un’osmosi continua tra interno ed esterno, si consuma l’adulterio. Ma il più classico dei triangoli amorosi vede i protagonisti sbiadire sul fondo della scena, mentre il coro delle voci, che raccontano il “fattaccio” e lo rimettono in scena arricchendolo di sempre nuovi e fantasiosi dettagli, ribalta le convenzioni del teatro borghese e traduce la cronaca in accorata e polifonica epica popolare.
Cast
Adattamento e Regia: Salvatore Ronga
Con: Biagio Buono, Enrica Buonocore, Maria Buonocore, Sara Buonocore, Armando Chartier, Ciro Costa, Michele Curci, Vincenzo Curci, Giovan Giuseppe De Luca, Francesca Di Meglio, Paolo Lauro, Carolina Palma, Roberta Pollio, Giovan Giuseppe Sasso, Francesco Sasso, Teresa Sasso, Antonio Telese.
Scene: Umberto Canestrini
Musiche: Luca Iacono
Produzione: ATTORI PER CASO
Genere: Commedia musicale

Intervista a Salvatore Ronga, regista dello spettacolo Borgo Sant’Antonio

«IL TEATRO È UNO STRUMENTO DI CRESCITA CULTURALE UN’OCCASIONE DI CONFRONTO»

Sicuramente è uno degli esperimenti più attesi per Ischia Teatro Festival. La collaborazione tra la compagnia Attori per caso e Salvatore Ronga stimola la curiosità del pubblico e su questi argomenti incontriamo il regista e maestro Salvatore Ronga.
Come nasce questa collaborazione con la giovane compagnia teatrale Attori per caso?
«È una compagnia che, in ambito amatoriale, mette in scena lavori che attingono al repertorio della tradizione napoletana, senza trascurare la sperimentazione, come è accaduto con l’omaggio a Eduardo andato in scena nel maggio scorso. Mi hanno chiesto di curare l’adattamento e la regia di un’opera teatrale in lingua napoletana e ho accettato con piacere. Conoscevo già parte della compagnia. Adesso siamo amici, perché niente, come vivere l’esperienza della pratica teatrale, ti lega alle persone».

Perché un’opera di Viviani?
«Viviani è un autore poco rappresentato, soprattutto a Ischia, ed è un vero peccato. È tra i drammaturghi più importanti del nostro Novecento, il solo che sia capace di dare forma a un teatro epico e popolare. Peraltro, soprattutto nei primi lavori, è vicino alle avanguardie, e giunge alla costruzione di un modello teatrale nuovo, muovendo dall’esperienza dell’avanspettacolo. “Borgo Sant’Antonio” appartiene alla prima stagione artistica, è un lavoro in cui lo sviluppo della trama si fa azione drammaturgica e la musica svolge, in questo senso, un ruolo importante. È un’opera corale, divertente, con un fondo di amarezza e disincanto».

Qual è la Tua personale definizione di Teatro?
«Per me il Teatro è una forma d’arte, una forma espressiva, forse la più coinvolgente. Il tempo del teatro è quello della messinscena, è sempre il presente, anche quando si rappresentano classici lontani nel tempo. Ciò che mi piace del Teatro è che non ha la pretesa di lasciare tracce, se non nell’esperienza personale dello spettatore».

Sei sicuramente un punto di riferimento per il Teatro isolano. Attraversiamo un momento di profondissima crisi sociale prima ancora che politica ed economica, quel è il contributo che il Teatro sta dando all’isola?
«Attenti a non sovraccaricare il teatro di responsabilità che non ha. È uno strumento di crescita culturale, di crescita civile, un’occasione di confronto, di confronto “civile” ovviamente. In questi ultimi anni la qualità media delle proposte è cresciuta, con figure professionali che mettono in campo competenze anche notevoli. Bisognerebbe aspirare alla normalità e uscire dalle pastoie autoreferenziali del provincialismo presepiale, impresa ardua, ma non impossibile».

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