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Memorie della “ lunga” Generazione

Cultura
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La generazione degli anni 40 del ’900 è quella – a mio parere – dei veri “baby boomer”. Quella che, come cantava Luigi Tenco nella sua estrema canzone, “passa dai carri nei campi agli aerei nel cielo”.

Definisco questa “la lunga Generazione del Pensiero Libero” e per “Pensiero Libero” indico quella raccolta di circa 30 volumetti pubblicati dal “Corriere della Sera” una quindicina di anni fa e venduti al prezzo di un euro ognuno. È una raccolta che va da John Locke, passando per John Stuart Mill e Voltaire, per arrivare ad Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni con il loro “Manifesto di Ventotene” per un’Europa unita e federale ed alla polemica tra Luigi Einaudi e Benedetto Croce sulla differenza tra “Liberismo” e “Liberalismo”.

È una polemica ancora attuale, sempre sul tappeto da 80 anni, con il testo di Carlo Rosselli sul “socialismo liberale” ed ancora i testi di Guido Calogero e Norberto Bobbio, tanto per citare i più importanti “Maestri”.

La generazione degli anni ’40 è la prima che va a scuola nella Repubblica nata dalla Resistenza e voluta dal popolo italiano col Referendum del 2 giugno 1946; votano per la prima volta le donne ed è eletta l’Assemblea Costituente che redige ed approva la Legge fondamentale dello Stato o Costituzione, che entra in vigore il 1 gennaio 1948. È una Costituzione “rigida o anelastica” che si può modificare con matura partecipazione, essendo solo l’ultimo articolo, il n. 139, immodificabile, quello che afferma che la forma repubblicana dello Stato non può essere oggetto di modifica costituzionale. Indietro NON si torna.

Richiamare i valori fondanti della Repubblica, la divisione dei tre poteri di Montesquieu, l’art. 1 sulla sovranità del popolo e l’art. 33 sulla libertà di insegnamento, può essere utile al tempo di oggi perché la generazione degli anni ’40 – quella ancora vivente va dagli 86 ai 77 anni – è stata educata al “pensiero libero”. Ha fatto da apripista.

La scuola laica ad Ischia

Nella nostra isola d’Ischia la scuola media inferiore della riforma Gentile del 1923 arriva nel 1939 e non è obbligatoria, ma il liceo classico, la più importante scuola superiore, arriva nel 1948 come sezione distaccata del Liceo Umberto Primo di Napoli e diviene autonomo, il liceo, solo nel 1952/53, chiamato per analogia alla media inferiore “Vescovo Giovanni Scotti”, ma mai deliberato, tanto che oggi – ma solo da qualche anno – è dedicato alla memoria del grande archeologo Giorgio Buchner, scopritore di “Pitecusa o Pitekusai”, prima colonia greca dell’Occidente dello VIII secolo a.C., il cui museo è in questa splendida Villa Arbusto, voluto soprattutto da Giorgio Buchner e dal sindaco Vincenzo Mennella, che ci ospita questa sera per questo incontro culturale e civile di presentazione del libro di Miggi, nata Maria Teresa Calise, “Cattura la luna”, che appartiene a quella “lunga generazione”.

È un libro di memorie di una famiglia particolare e di un’epoca di circa 80 anni. Alberto Bevilacqua, nel suo “Occhio del gatto”, riflette ed afferma che “il caso di un sol uomo o donna rappresenta a volte una morale, poiché solo l’intelligenza, quando punisce e corrode servendosi dei suoi infiniti misteri fino al confine della spiritualità, può costituire salvezza di fronte a ciò che sta diventando sempre più dittatura del potere”.

Miggi nasce e vive in una famiglia particolare dove non c’è ricchezza materiale. Non ci sarà mai, nonostante il boom turistico dell’isola. Il padre, Aniello Calise, proviene da una famiglia poverissima di Lacco Ameno che approda per la prima volta alla scrittura ed alla lettura con lui. È cattolico e religiosissimo. È un medico condotto che concepisce il suo lavoro come missione. Non possiede nemmeno una casa di proprietà e con la sua famiglia vive in una casa in fitto. Ma impone alla sua famiglia il valore eterno dell’onestà. È un poeta e dirà che cura i suoi pazienti anche con la poesia. Incontra la sua seconda moglie, rimasto vedovo, per mezzo della poesia.

Da questa unione tra un isolano ed una milanese, Emma Pellegrini Orsi, nascono le due figlie Gemma e Maria Teresa, detta Miggi. Aniello ha già due figli maschi dalla prima moglie, Mario ed Ugo, ed anche Ugo è un poeta, ma scrive canzoni con la sua chitarra, soprattutto in napoletano.

Se la piccola casa in fitto al corso Vittorio Emanuele di Casamicciola non ha l’acqua corrente ed il riscaldamento avviene col braciere, ha molti libri e l’aria che si respira è impregnata di cultura. Ma le due bambine, poi ragazze e poi bellissime giovani donne, arrivano con la scuola pubblica e laica ed i libri di casa al “pensiero libero”, alla pratica della libertà, quella che è scritta nella Costituzione.

La scuola pubblica è laica perché l’Italia non ha più lo Statuto albertino del Regno: è una Repubblica con il suo ordinamento. Ma non è facile negli anni ’50 in un piccolo luogo dominato dal clericalismo. Gli insegnanti possono anche venire dal continente e qui cade l’incontro con il maestro di scuola e di vita che apre alle due sorelle – legatissime – la cultura senza aggettivi qualificativi: il prof. Edoardo Malagoli, di cui quest’anno ricorre il 25° anniversario della morte.

Nel libro sono riportate le poesie di Gemma e Miggi dedicate al maestro e poesie di Edoardo. Ma le pagine di Miggi dedicate ad Edoardo sono di una bellezza struggente.

Miggi racconta questa sua prima stagione in prosa ed in versi. Ama i classici, il greco ed il latino, ma legge e studia i poeti moderni, da García Lorca a Neruda.

Ancora: il decennio degli anni ’60. Un decennio di grande partecipazione civile dei giovani in un contesto che comincia ad essere plurale, perché il turismo porta anche l’Istituto Tecnico Commerciale e quello Alberghiero. Nascono due associazioni studentesche: l’A.S.I. (Associazione Studenti Ischia) e l’O.A.S.I. (Organizzazione Studenti Ischia), dalle differenti correnti politiche. Nascono le sezioni dei partiti politici, soprattutto il PSI ed il PCI, contro l’egemonia della DC. Nascono i circoli giovanili in ogni località.

A Casamicciola – quella che Miggi chiama “casa del cuore” – nel 1965 – oltre 60 anni fa – fondammo il Circolo “Impegno Giovanile”. Miggi ha 23 anni e si sta per laureare in Storia e Filosofia ed io sono il più giovane. Ho solo 16 anni fra una ventina di giovani, di cui il più anziano ha 30 anni. Uno solo forse ne ha circa 40: sarà il “direttore amministrativo”.

Il Circolo Impegno Giovanile – che durò poco meno o poco più di 3 anni – fu la prima scuola civile. Ricordo le prime riunioni di costituzione per la preparazione dello statuto. Si tenevano nel complesso immobiliare comunale in Piazza Marina, che nel 1969 divenne Capricho de Calise. L’assemblea eleggeva un “presidente di turno” per ogni seduta. Bisognava alzare la mano per chiedere la parola.

Il circolo avrebbe avuto un’assemblea dei soci, un consiglio direttivo, un presidente primo fra i pari. Insomma, imparammo ed esercitammo il “parlamentarismo democratico”, quello della Costituzione. Il primo presidente fu una donna: la prima donna nel nostro paese a capo di un circolo culturale.

È stata la prima partecipazione delle nostre vite. Per me fu la scuola decisiva. Nel corso degli altri successivi 60 anni, qualsiasi ruolo abbia svolto in altre associazioni – ne promossi un’altra 10 anni dopo, un’altra ancora 20 anni dopo, un’altra ancora 30 anni dopo – o nel sindacato di categoria o nel partito o nel consiglio comunale, non ho fatto che adottare quel metodo.

Nel circolo scoprimmo anche le “correnti” che erano di estrema destra, di estrema sinistra, di centro-sinistra, oggi si direbbe, verificando cioè già nella prima gioventù che il “pensiero libero”, per definizione, non può intruppare le persone ovunque esso si eserciti. È un’esigenza della libertà. Dell’esercizio della libertà.

Ed è stato un poeta, Paul Éluard, a dare al mondo la più bella e completa descrizione della libertà e del ruolo del poeta, chiamato a stare in prima fila per il suo esercizio e la sua difesa, anche ricordando – fra le sue poesie – un martire della Resistenza francese, Gabriel Péri, con la quale ci ricorda la bellezza di certi nomi di fiori e di frutti e la parola “compagno”.

Compagno in francese si dice in due modi: camarade e compagnon. Per me, per noi, il termine appropriato è compagnon de la Libération.

Debbo a Miggi la riconoscenza per aver richiamato a me stesso questi ricordi.

60 anni dopo, a Casamicciola non abbiamo più un luogo di riunione civile. I ricordi di Miggi del Cinema Italia, del Bar Calise, del Capricho, sono molto lontani. Non abbiamo più un museo civico ed un centro culturale all’Osservatorio Geofisico, dove facevamo la festa d’estate.

C’è una realtà civile e sociale drammatica, oltre l’economia politica, con una “piazza della desolazione” che Miggi documenta con la foto di Nunzio Pascale. Si eleva il suo grido di dolore per questo ottundimento delle coscienze, quasi ed ancora più forte come quello espresso dal prof. Malagoli nel 1984, 42 anni fa, contro il degrado dell’isola e l’avanzare della speculazione edilizia: “quasi che l’amore per la vita, per la bellezza, per l’armonia, si sia essiccato nei petti per far posto ad una cupa smania di eversione, all’aereo gusto dell’ingratitudine verso i valori dei padri, alla stolta attrazione per il caotico, l’alienante, l’informe, il volgare”, aggravato oggi da una povertà finanziaria galoppante.

Vite diverse

Abbiamo avuto vite diverse per oltre 50 anni, io e Miggi. La “lunga generazione” ha avuto il suo momento di esplosione e di rottura con i movimenti studenteschi del 1968, che hanno avuto una lunga gestazione. A maggio a Parigi ed un anno dopo a Napoli, per me, che ho scoperto l’economia politica e la storia economica ed il mondo “ad una dimensione” di Marcuse sul lungomare Caracciolo, in via Partenope, alla Facoltà di Economia e Commercio.
Anche la poesia cambiò in quel tempo che durò circa 5 anni. Hikmet dedicò ad Ernesto Che Guevara “la malinconia di un canto inconcluso”. Neruda, nel 1973, sul letto di morte, si scaglia contro “Nixon, Frei e Pinochet, iene voraci ed affamatori di America”, in morte di Salvador Allende in Cile.

Il mio primo viaggio a Parigi lo faccio a 20 anni, nel 1970. Il primo libro che compro dai bouquinistes è “Le grand tournant du socialisme” di Roger Garaudy, che è il filosofo della contestazione non solo al capitalismo ma al comunismo sovietico che invade la Cecoslovacchia; poi torno in Italia e due anni dopo leggo Garaudy col suo nuovo libro “Alternative, changer le monde et la vie” – “Alternativa, cambiare il mondo e la vita” – rivolto soprattutto ai giovani non solo per quello che “denunciano” ma per quello che “annunciano”.

Rimango impressionato dall’epigrafe: una frase di Copernico, uno scienziato che aveva capovolto il mondo scoprendo che la Terra ruota intorno al Sole e non è al centro del sistema solare. Copernico dice che “è da uomini senza scrupoli preferire il ruolo del critico che controlla anziché il poeta che crea”.

Così mi sono interrogato sulla scelta di Miggi Calise per l’epigrafe del suo libro, dove vuole raccontare tutto di sé stessa, chiamando, come la campana – diversa da quella di John Donne, un altro poeta, scelto da Hemingway per il suo più lungo romanzo – tutti gli amici di ieri e di oggi alla riflessione sul tempo che passa ed ai valori nella nostra giovinezza e della nostra vita, ed esortando i giovani a costruire un mondo migliore.

L’epigrafe è una frase tratta dall’“Amleto” di Shakespeare: “There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy”. “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”. Sta suggerendo che l’immaginazione umana è limitata e che ci sono molte cose che non sono state scoperte e cose che non abbiamo nemmeno sognato.

L’arte come emozione

L’arte è la manifestazione di un’emozione. Non posso sintetizzare 608 pagine con 330 illustrazioni e le lascio al lettore attento e fedele.
Le mie brevi note sulla copertina e nel libro sono emozioni. Le liriche sono di 13 autori, esclusi gli “immortali” da Carducci a Libero Bovio, che sono 14. Le poesie di Miggi sono 84. Quelle del padre Aniello, il capostipite, sono 3; quelle della madre Emma Pellegrini Orsi sono 13. Quelle di Gemma – la sorella amatissima – sono 8. Quelle del fratellone Ugo, che ne fa canzoni, sono 3. Quelle di Edoardo Malagoli sono 4. Quelle dell’amico Giuseppe Castiglione sono 47.
Di Nunzio Pascale, il pronipote ritrovato, oltre alle foto c’è una poesia. Una poesia anche di Maria Patalano Lamonica. Ancora, le poesie di Mavi Marzio – la cara nipote, la figlia di Gemma, la terza generazione – sono 30, mentre 9 sono del suo compagno Gigi Manzi. Salvo errori ed omissioni.
Catturare la luna è possibile per lo scienziato ed il poeta, con la luce delle stelle nella notte. Del resto Prévert diceva che “mi fanno ridere questi astronauti che vanno nello spazio per dirci che è buio. Per me ci sono molti più misteri su questa terra: in un fiore e negli occhi di una donna”.

G.M.

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