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All’Ischia Film Festival focus sui film che fanno viaggiare e sui nuovi modelli per la ripresa di un Cineturismo dai numeri in calo

Cinema
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In che modo - dopo la pandemia - l’appeal del territorio può continuare ad essere amplificato da film e produzioni televisive? Esperti a confronto in un panel che ha fatto emergere anche diverse ‘ombre’
Molte e differenziate, per esperienze e competenze, le voci degli esperti che si sono intrecciate vivacemente e con passione lunedì mattina in occasione della diciannovesima edizione del convegno di Ischia Film Festival dal titolo “Cineturismo: un ritorno al futuro è possibile?”.


Dopo l'incipit provocatorio dell’avvocato Michele Lo Foco, già Membro del Consiglio Superiore della Cinematografia e dell’Audiovisivo – MIBACT, appassionato sostenitore del "cinema di libertà" e creatività, indipendente dallo strapotere dei verticismi burocratici, tante le suggestioni e i modelli di riferimento che sono stati proposti per affrontare questo "mondo nuovo" dell'inizio dell'era post covid. Tra i più efficaci, la “sagra di paese che parla con il mondo”, iconica immagine con cui Giorgio Gosetti, Vice presidente AFIC, ha rivendicato ai Festival di Cinema una posizione di centralità (la “chiesa” del paese) dalla quale mantenere uno stretto contatto col territorio e un orizzonte possibile. Proprio dalla consapevolezza autorevole di questa centralità potranno essere riprese ed inviate in ogni direzione comunicazioni chiare ed efficaci.

Dal canto suo Enit attraverso le parole di Maria Elena Rossi, Marketing and Promotion Director ENIT, ha confermato la propria attenzione al settore e l'importanza del cinema per potenziare, in particolare, i flussi turistici di prossimità.
Precisa e circostanziata poi l'analisi di Francesco di Cesare, Presidente Risposte Turismo, dell'andamento della curva relativa ai dati del cineturismo, curva che dopo un picco intorno al 2012-2013 ha iniziato oggettivamente a scendere. Fondamentale a questo punto è ripartire dalla corretta definizione di cineturismo - ritornando all'origine di "movie induced tourism" senza estensioni e generalizzazioni - e chiedersi cosa non ha funzionato negli ultimi anni.
Hanno completato le prospettive degli scenari "phygital" gli interventi di Cristina Priarone, Presidente Italian Film Commission, per il nuovo mercato dei set virtuali soprattutto in merito a funzioni e competenze delle Film Commission, e di Ivan Antognozzi, Direttore Fondazione Marche Cultura, per i nuovi modelli che le istituzioni culturali sono chiamate a mettere in campo.
Per i “case history” infine, interessante l'esperienza di Andrea Camesasca, delegato al turismo Confcommercio Como - imprenditore turistico Lago di Como, che in conclusione dei lavori ha ben raccolto la sensazione di amarezza ed inadeguatezza che ha animato molti degli interventi, ricordando con forza la necessità di comprendere, nei fatti e non solo nelle intenzioni, il reale valore dell'enorme potenziale turistico di cui sono dotate le diverse regioni e che l'intero Sistema Paese non ha ancora imparato a gestire al meglio, rallentato da campanilismi e orizzonti di corto respiro.

Coordinati da Anna Olivucci, responsabile Marche Film Commission, i lavori si sono protratti ben oltre l'orario preventivato proprio per la generosa volontà dei relatori di fornire testimonianze e reale supporto alla comprensione di problematiche che - piuttosto che legate alle condizioni contingenti post covid - sono risultate alla fine più di tipo strutturale ed istituzionale.
In conclusione Michelangelo Messina, patron dell’Ischia Film Festival e ideatore del neologismo cineturismo, ha sottolineato l’essenzialità della partecipazione del territorio ai processi produttivi degli audiovisivi. “Vorrei che dalle amministrazioni – ha detto - venisse un input forte. Vorrei che si capisse che il cineturismo è un’opportunità, non solo per il cinema, ma per tutto il territorio.”

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