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Estate ad Ischia

Estate ad Ischia

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  1. gianninotto

    C’è un modo affascinante e intrigante per scoprire l’anima terragna dell’isola d’Ischia, percorrendone gli angoli più suggestivi e penetrando la sua millenaria storia: lasciarsi ispirare da quel fil-rouge che è il vino, i cui intrecci con questa straordinaria realtà si perdono nella notte dei tempi, a quando i coloni dell’Eubea scelsero di sostarvi, rapiti da un paesaggio unico e da una terra vulcanica e fertile. Oggi il vino rappresenta uno dei tratti distintivi di un’isola che punta con sempre maggiore convinzione al turismo enogastronomico e ambientale, mostrando con orgoglio i suoi paesaggi terrazzati, frutto dell’opera dell’uomo che ha reso coltivabili le colline più aspre e raccontando le mille storie dei viticoltori eroici, che hanno saputo industriarsi dando vita a case vinicole che collezionano premi nazionali e internazionali.

  2. agarthi

    L’isola dall’alto della Falanga sembra un’enorme conchiglia aperta. Un falchetto disegna arabeschi azzurri, condotto dalle correnti ascensionali verso la punta alta del Monte. Lo sguardo cade sulla mia mano sinistra. Stringe «Il Mattino dei Maghi», scritto dal giornalista ed esoterista Louis Pauwels, direttore dei servizi culturali di «Le Figaro», allievo di George I. Gurdjeff e René Guenon, e dallo scienziato russo Jakov Michajlovič Berger (più conosciuto col nome francesizzato di Jacques Bergier). Si accenna agli scienziati nazisti legati alla Società Occulta Thule di cui Hitler era un iniziato, collegata alla Società del Drago Verde di origini tibetane, e alla «Terra concava», Agarthi che si estenderebbe nel sottosuolo dell’Asia.

  3. santa maria

    Se potessi farvi da guida, per almeno un paio di settimane, ogni giorno vi accompagnerei in un sito diverso in... altura. Così intensa di diversità, la geografia pedemontana dell’isola è un frullatore di prospettive inattese, di avvincenti esplorazioni, di conquiste appaganti, di connessioni carnali. Prendete la cartina.

  4. avvicinarmi cielo

    Da Serrara Fontana posso godere di una frescura inedita e l’aria fresca che si cela dietro alla calura di fine estate, annuncia il settembre del cambiamento, della vendemmia e del pensiero. Se il mare è il senso di liberazione e di fuga dalla quotidianità, il senso inesauribile di infinito che vi toglie il respiro a ogni passo che vi avvicina all’orizzonte; la montagna, e il Monte Epomeo in particolare, è il ritorno a sé stessi, alla parte genuina fatta di terre, radici e polveri.

  5. epomeo

    ‘N coppa Santu Nicola. Così gli ischitani hanno definito per secoli la loro montagna. Una indicazione geografica incomprensibile a chi non sia figlio dell’isola. E introvabile sulle carte topografiche, a cominciare da quella più antica di Mario Cartaro del 1588. Che, invece, ufficializzò il nome con cui il dominatore di tutte le altre alture sarebbe diventato noto ai forestieri: Epomeo.

  6. phoca thumb l er0397 aaa 4339La festa di Sant’Anna risale ad una tradizione del secolo scorso. Il 26 di Luglio, d’ogni anno, le donne gravide andavano in processione a venerare l’effige della Madre della Madonna che si trovava in una cappella nella baia di Cartaromana. Esse erano accompagnate da un corteo composto dalle barche dei pescatori, che per l’occasione addobbavano lo scafo con frasche e ghirlande di fiori.

  7. ER0338 AAA0936

    Che cos’è il mare per me? Meglio, chi è, giacché non lo distinguo da un familiare della cerchia più ristretta, di quelli di cui porto una percentuale importante di DNA. Infatti non c’è stato un momento preciso in cui ci siamo conosciuti. È sempre stato una presenza naturale, ovvia perfino.

  8. delfini

    Per me il mare è casa. Il corso della spuma quando scelgo il corridoio che costeggia l’abisso. Da dove vengo, dove sono, dove andrò. Per me il mare è aria liquida. Da respirare a pieni sorsi di apnea. Per me il mare è silenzio che fa castelli a mezz’aria in profondità. Per me il mare è la vertigine della solitudine tutte le volte che guardo giù.

  9. isolotto

    Fontane di fuoco in mezzo al mare. Direttamente dal ventre della terra, da cui risaliva densa e copiosa la lava, disponendosi strato su strato e solidificando in fretta. Non impiegarono molto tempo, terra e fuoco, con il concorso di acqua e aria, a comporre quella nuova collina sommersa, che la geologia avrebbe poi definito «duomo lavico». Una sequenza lunga di eventi modellò l’isolotto donandogli la caratteristica forma tondeggiante che, rispetto all’altro duomo lavico del Castello Aragonese, lo rende ancor oggi riconoscibile e inconfondibile davanti alla costa meridionale dell’isola grande. Delle cui ben più complesse vicissitudini e trasformazioni, geologiche e storiche, si è trovato ad essere testimone e custode in decine di migliaia di anni. È solo una stretta striscia di sabbia che unisce l’isolotto al gigante dominato dalla vetta verde dell’Epomeo. L’Insula Maior su quel versante particolarmente esposto e vulnerabile presenta uno scenario composito di alture verdeggianti, pareti rocciose alte e scoscese, promontori e lidi sabbiosi.

  10. nitrodiSalute e bellezza alla Fonte di Nitrodi

    La fonte di Nitrodi era già frequentata dai Romani duemila anni fa come attestano i numerosi rilievi votivi in marmo qui ritrovati e risalenti al periodo compreso tra il  I secolo a. C. e il III secolo d. C.

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