Ischia News ed Eventi - L’ importanza di una Parola al tempo dei “ partiti deboli”

L’ importanza di una Parola al tempo dei “ partiti deboli”

Manuel Valls, primo ministro francese.

Politica
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La notizia è stata data da “ La Repubblica” nell’ edizione di giovedì 23 ottobre 2014 nella pagina “ Mondo” che un tempo si chiamava “ Estero”. La pagina si apriva con il titolone dedicato a Marine Le Pen, la leader dell’ estrema destra francese, che annunciava la sua proposta di cambiare nome al Front National nell’ ottica di un “ marketing politico” alla ricerca di un nuovo “ marchio” e giù l’ ampio servizio sul dibattito per il cambiamento del nome in vista del congresso nazionale per la fine di novembre con la citazione della dichiarazione della giovane nipote del fondatore, Jean-Marie, che si chiama Marion e che ha solo 27 anni:

“ Per cambiare nome dovremo avere un’alternativa davvero buona”. L’ autrice dell’ articolo, Anais Ginori, corrispondente da Parigi, scrive che Marine Le Pen ha cominciato a definirsi “ patriottica”, “ gollista” e non vuole più essere definita di “ estrema destra”. Come si evince dal servizio non è solo una questione semantica. E’ una questione di sostanza: l’ estrema destra francese vuole cambiare  sostanza perché vuole diventare la “ destra” – in Francia è lo spazio che ha sempre occupato il partito gollista perché non c’è un “ centro” con la V Repubblica e la legge elettorale a doppio turno volute dal generale De Gaulle nel 1958 – per sconfiggere la “ sinistra” che  Francois Mitterrand  fu capace di unire negli anni ‘ 70 sotto il simbolo della “ rosa nel pugno” e con la denominazione di “ Partito Socialista”.
Con l’ attuale presidente Francois Hollande la sinistra ed il Partito Socialista sono ai minimi storici secondo tutti i sondaggi. La “ destra” vuole andare al potere ma non è quella del partito gollista e vuole cambiare nome.Nella stessa pagina del giornale, di spalla, una notizia piccola, piccola, su una colonna: “ Non usiamo più la parola socialismo. Valls intervista-shock divide la gauche”.Con una intervista al settimanale di sinistra “ Nouvel Observateur” il primo ministra francese, Manuel Valls, socialista, “ suggerisce di mandare in archivio la parola “ socialista”.“ Serve una sinistra pragmatica, riformista e repubblicana, riunita in una “ casa comune” con tutte le forze progressiste” sostiene il primo ministro di Hollande in polemica con la sinistra del Partito Socialista che non condivide la linea “ social-liberale” di Hollande.A giudicare da questo dibattito è probabile che in Francia si avranno mutamenti formali e sostanziali  negli schieramenti politici.Il problema della “ identità” accomuna sia la destra che la sinistra sia in Francia sia in Italia e noi  seguiamo a ruota i mutamenti dei nostri cugini.A poco più di un anno dalle elezioni politiche abbiamo già cambiato due presidenti del consiglio, la destra si è divisa tra Forza Italia e Nuovo Centro Destra  e quest’ultimo con Angelino Alfano è entrato nel Governo con il PD il quale a sua volta  ha cambiato leader passando da Bersani a Renzi .Sono in cantiere grandi riforme anche istituzionali che prevedono un coinvolgimento di Forza Italia di Berlusconi come la riforma elettorale e la riforma del senato mentre si attendono grandi provvedimenti per l’ economia ed il lavoro come il cosiddetto “ Jobs act” – l’ inglesismo dilagante ed inopportuno con il quale si vuole chiamare un piano per il lavoro – che secondo il premier Renzi “ è una riforma di sinistra che deve diventare legge entro dicembre” ma la CGIL, il più grande sindacato italiano, è di diverso avviso e non trova nulla di sinistra in questo provvedimento.Sull’ “ identità” della sinistra è intervenuto il direttore de “ La Repubblica”, Ezio Mauro, con un lunghissimo articolo-saggio apparso mercoledì 5 novembre 2014.E’ noto che “ La Repubblica” è il giornale che sostiene ed appoggia il Partito Democratico fin dalla fondazione circa 10 anni fa  di questo partito che voleva essere la “ casa comune” dei postdemocristiani e dei postcomunisti  che nell’impossibilità di trovare un’altra denominazione  accettabile a tutti scelse il  termine “ democratico” che  nella prima repubblica era un aggettivo e non un sostantivo da premettere sempre prima della vera denominazione. Mauro nel suo saggio cita il premier francese Valls ( probabilmente la stessa fonte dell’intervista al “ Nouvel Observateur”) che afferma che bisogna “ orientare la modernità per accelerare l’ emancipazione degli individui” e sostiene  sostanzialmente che il PD deve rimanere un partito di sinistra soprattutto sul dramma del lavoro che resta “ la questione centrale per qualsiasi Paese, per qualunque governo e per ogni sinistra contemporanea di vecchio o nuovo conio”.Ho messo insieme cioè che accade in Francia ed in Italia  sulla denominazione dei “ partiti deboli” rispetto ai “ partiti forti” della prima repubblicana che non avevano problema a definirsi “ socialista”, “ comunista”, “ liberale”, “ democratici cristiani”, “ missini” e chi più ne ha più ne metta.E’ un dibattito  che mi rattrista molto quello soprattutto sulla “ identità” del PD perché è evidente che questo partito ha perso la dinamica della sinistra e la rappresentanza degli interessi dei lavoratori o dei salariati e  vuole allargare il suo consenso verso il centro e la destra con la rappresentanza di chi trae reddito dal profitto di impresa. Cosa sarà il Partito Socialista francese senza il termine “ socialista”? cosa vuole intendere Renzi quando parla del PD come “ Partito della Nazione”? cambierà un’altra volta nome? E per  fare quali politiche?Questa  “ deolicizzazione”  della politica rende estremamente labili i confini tra la destra e la sinistra  al tempo della terza rivoluzione industriale con riflessi  anche e soprattutto a livello dei territori e cioè sul piano locale. I nostri Comuni hanno tutti sindaci espressi da “ liste civiche” ed i consiglieri comunali sono stati tutti eletti in “ liste civiche”. Chi ha il coraggio di definirsi di “ destra” o di “ sinistra”? Ma quali politiche – oltre alla gestione quotidiana di un condominio perennemente indebitato -  portavano avanti le donne e gli uomini di destra e quelli di sinistra?Credo che occorre a livello nazionale e locale arrivare ad una svolta sulla chiara “ identità” dei “ partiti deboli” per farli ritornare “ forti”.L’ Italia e gli italiani  ne hanno bisogno.