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Ischia, per un'area liberalsocialista

Politica
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Ho letto con piacere i due ultimi interventi di Luciano venia apparsi su "il golfo" dove venia, un profondo intellettuale della "scienza politica" fondamentale dottrina della omonima facoltà universitaria, fa i conti con sé stesso e con il suo passato di dirigente politico del msi-dn e cerca di trovare un senso al termine "liberale" oggi ritornato di moda dopo un oblio di 30 anni ed un dileggio feroce al tempo della contestazione giovanile del '68.

La confessione in pubblico di venia merita, almeno da parte mia, ampio rispetto anche perché si annunciano iniziative per "adesso ischia" con adunanze di rimpatrio di combattenti e reduci della vecchia "destra" che con colori arcobaleno governa ischia in repubblica da oltre 70 anni. Credo che venia costituisca una voce critica per ricostruire un'area politica e programmatica veramente liberale e veramente progressista. Il liberalismo si costruisce nei programmi e nei comportamenti personali. Da noi il liberalismo fu portato alla metà degli anni '50 del' 900 dal prof. Edoardo Malagoli e dalla sua prima moglie Angiola Maggi. Ambedue docenti di lettere. Laici ed anticlericali.portarono ad Ischia il "pensiero libero" di croce, de "il mondo" di Mario pannunzio, ed avviarono una lotta contro "la scellerata tirannide dei preti" (guicciardini). Subirono inchieste ed isolamento per questo. Il desiderio del "pensiero libero" in molti giovani di allora, come chi scrive questa nota, nacque allora. E nacque lo sforzo di trovare una "terza via" al clericalismo politico di destra ed al collettivismo comunista di sinistra non per atteggiamento da "radical chic" ma come ragione del pensiero libero e da qui una adesione al "socialismo" come attuazione piena della costituzione repubblicana ed antifascista. Venia apre un dibattito per ricostruire nei nostri territori un'area politica di sinistra repubblicana dopo 30 anni di civismo mascherato che non ha nemmeno dato all'isola d'Ischia un piano regolatore generale (prg) esasperando la litigiosità e l'egoismo daziario dei sei comuni. G. M.

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