Ischia News ed Eventi - Un disastro l’elezione diretta del sindaco: da Napoli a Casamicciola

Un disastro l’elezione diretta del sindaco: da Napoli a Casamicciola

Politica
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La legge sull'elezione diretta del sindaco è la n. 81 del 25 marzo 1993. Ha oltre vent'anni. Tentiamo un bilancio. Nacque sulla scia del movimento referendario di Mario Segni che raccolse l'ondata emotiva contro i partiti politici della "Prima Repubblica" distrutti dagli scandali di "tangentopoli". Lo slogan era: basta con la "partitocrazia". Da qui il referendum per la preferenza unica, la riforma elettorale e dopo 50 anni di proporzionale pura abbiamo avuto tre leggi elettorali una peggiore dell'altra con nomi ridicoli come "Mattarellum" o "Porcellium" che hanno ottenuto il risultato di allontanare ancor di più i cittadini dalla Politica o dalla Partecipazione Civile.

I nuovi partiti post- ideologici – nati sia dalle inchieste di "tangentopoli" con la scomparsa di partiti storici come la DC, il PSI, il PSDI, il PRI, il PLI sia dai mutamenti internazionali con la caduta del comunismo reale che hanno visto il PCI, il più grande partito della sinistra, cambiare nome e con esso forma e qualche sostanza da PCI a PDS ed ancora semplicemente DS cioè Democratici di Sinistra – non sono riusciti a ramificarsi sul territorio attraverso organizzazioni stabili come erano le sezioni di un tempo.
Silvio Berlusconi con la discesa in campo nel 1994 ha creato "Forza Italia", un partito che voleva avere lo spazio della DC e del PLI e del vecchio "centrismo", poi ha sdoganato la destra di Fini divenuta Alleanza Nazionale. Quel che restava del "centro che guarda a sinistra" di degasperiana memoria si è unito a quello che restava di sinistra al tempo delle politiche liberiste mondiali della Thatcher e di Reagan così è nato il PD che sta per Partito Democratico e il più "ideologicizzato" partito di sinistra è passato da "comunista" a semplicemente "democratico" mentre i "democratici cristiani" hanno rinunciato al termine "cristiano". Questo non basta per far assumere al PD il ruolo di sezione italiana del Partito Socialista Europeo. Il PD non può definire se stesso- per composizione – "socialista" o "socialdemocratico" o "laburista" o "socialista operaio" come fanno i francesi, i tedeschi, gli inglesi e gli spagnoli tanto per citare i principali aderenti al PSE.
Il bipolarismo italiano non è quindi nato da una maturazione storica ma è stata una operazione di vertice, di quelle che Wilfredo Pareto chiamava le "élites", senza radici sociali e storiche soprattutto nelle realtà locali dei Comuni.
Non è mai stata avviata pur da tutti, proprio tutti, dalla nuova destra e dalla nuova sinistra,auspicata una Grande Riforma Costituzionale che modificasse la Costituzione della Repubblica parlamentare del 1948 in senso "semipresidenziale" alla francese con la V Repubblica o alla tedesca con il "cancelleriato". Una simile Riforma avrebbe dovuto prevedere l'abolizione del Senato cioè del bicameralismo perfetto ( due Camere con gli stessi poteri) e l'abolizione di un livello di potere locale o la Provincia o la Regione ed essendo la Provincia l'anello debole con le Regioni forti è sull'abolizione delle Province che ci sarebbe stata un'ampia convergenza.
Non potendo avviare la Grande Riforma dall'alto le "élites" cioè i parlamentari hanno pensato di avviare il "presidenzialismo" a livello locale partendo dai Comuni, non potendo diminuire il numero dei parlamentari o addirittura abolendo un ramo del Parlamento, le "élites" o meglio ancora quella che Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella hanno chiamato efficamente "La Casta " hanno attuato una progressiva diminuzione del numero dei Consiglieri Comunali.
Così siamo passati dalla democrazia "indiretta" a quella "diretta" ma SOLO per i Comuni e siamo passati dalla più ampia partecipazione popolare nei Comuni divisi addirittura in Consigli Circoscrizionali ad una partecipazione sempre più ridotta.
La legge del 1993 sull'elezione diretta del sindaco – ed anche del Presidente della Provincia ma questo è marginale perché marginale è il ruolo della Provincia – è frutto di questo disordinato disegno di riforma "parziale o mancata" di organizzazione civile dello Stato.
Il sindaco eletto direttamente si è trasformato in un sindaco-podestà. La Giunta non è più un "esecutivo" eletto dal Consiglio Comunale ma è un organo tecnico del sindaco che può cambiare gli assessori come e quando vuole. Il Consiglio Comunale può solo "sfiduciare" il sindaco o con una mozione o con le dimissioni di metà dei suoi componenti. Il Consiglio Comunale non ha altra maniera di "sostituire" il sindaco eletto dal popolo se non sciogliendo se stesso e facendo arrivare il Commissario Prefettizio. L'insostituibilità del sindaco ha conferito di fatto al capo dell'amministrazione comunale un potere enorme che molto spesso ha mortificato il ruolo fondamentale del Consiglio Comunale. L'instabilità politica – che la legge del 1993 voleva combattere – si è trasferita alla sola Giunta mentre il Consiglio variava sia con il passaggio di consiglieri da una sigla all'altra sia addirittura con il cambio di maggioranza.
L'instabilità amministrativa emblematica è quella della Città di Napoli dove il sindaco eletto De Magistris, ex-magistrato, ha finora cambiato tre o quattro giunte mentre il Consiglio Comunale di Napoli ha visto consiglieri passare da una sigla all'altra o addirittura da maggioranza all'opposizione. E' talmente instabile la situazione politica nella Città di Napoli – e Napoli è la capitale del Mezzogiorno – che addirittura si vuole proporre un Referendum popolare consultivo sulla fiducia al sindaco De Magistris.
Se questa è la situazione nella capitale del Mezzogiorno con una gravità di problemi enorme figuriamoci cosa è avvenuto nelle medie e piccole realtà dei Comuni del Mezzogiorno!
Dove la realtà locale era piccola – il caso di Casamicciola nell'isola d'Ischia, un'area in declino industriale rispetto all'espansione economica e sociale dell'isola – l'elezione diretta del sindaco e la diminuzione del numero dei consiglieri hanno aggravato l'instabilità politica, l'inefficienza della macchina burocratica, la decadenza economica e sociale della cittadina e infine allontanato ancor di più i cittadini dalla Politica perché le liste non erano rappresentative di Partiti ma erano Civiche ed il risultato di alleanze di persone o di gruppi o addirittura di coalizioni offensive per la Politica come il caso della Città di Ischia con l'accordo PD-PDL detto "Caularone". Queste liste civiche sono nate al momento delle elezioni e non hanno avuto un lungo e permanente dibattito programmatico nelle sezioni o nei circoli. I programmi in fondo erano pezzi di carta con belle parole ma senza alcuna maturazione e convinzione negli aderenti alle liste.
L'elezione diretta del sindaco è stata istituita proprio nel momento più debole del sistema dei partiti. I vecchi partiti garantivano una certa formazione di quadri dirigenti. Nelle sezioni si formavano i futuri consiglieri comunali ed addirittura parlamentari. Le sezioni favorivano la partecipazione dei militanti e formavano i quadri direttivi anche con la capacità di aprirsi all'esterno della "società civile".
Venuti meno i luoghi di formazione politica le assemblee dei Comuni, delle Province e delle Regioni sono state occupate da "élites" che avevano proprie organizzazioni di voto ma non avevano, in larga parte, competenze sia politiche che amministrative.
Credo quindi che la legge sull'elezione diretta del sindaco abbia prodotto solo disastri ed abbia la necessità di una revisione. Un ritorno all'antica elezione del sindaco da parte del Consiglio Comunale? Perché no se questo può significare come significa più democrazia e più controllo da parte del Consiglio Comunale che resta comunque l'organo deliberativo per eccellenza. Aumenta l'instabilità? È un rischio da correre ma il vero problema è la qualità delle classi dirigenti, la loro maturità, la loro competenza, la loro concezione della Politica ritornata ad essere un servizio e non una occupazione per se stessi.
Buon ultimo il problema delle "dimensioni" dei Comuni. In linea con i mutamenti economici e sociali i Comuni dovranno esprimere "comprensori unitari" sia per acquistare forza ed autorevolezza nei confronti degli enti sovraordinati o superiori ( Regione, Stato, Unione Europea) sia per esercitare una democrazia di base efficiente capace di governare aree omogenee perché lo spezzettamento in più Comuni con gli stessi poteri favorisce il Comune più grande e relega gli altri al ruolo di periferia. Il caso dell'isola d'Ischia, divisa in sei Comuni ma con una sola economia , è paradigmatico. "Ischia è unitaria per legge geografica" diceva il prof. Edoardo Malagoli oltre 40 anni fa.

Casamicciola,13 ottobre 13

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