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Tartarughe da salvare

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Le tartarughe marine sono tra le più misteriose e antiche creature della Terra. Vagabondano nei nostri oceani da più di cento milioni di anni, tanto da aver visto l’affermazione e l’estinzione dei dinosauri.

Sono animali perfettamente adatti alla vita acquatica grazie alla forma allungata del corpo ricoperto da un robusto guscio ed alla presenza di “zampe” trasformate in pinne. Respirano aria, essendo dotate di polmoni, ma non sono in grado di fare apnee lunghissime. Perciò possono trascorrere molto tempo sott’acqua , rimanendo a dormire sul fondo anche per ore. Come tutti i rettili, hanno sangue freddo: la loro temperatura corporea dipende cioè da quella dell’ambiente esterno, quindi vivono in tutti i mari del globo, ad eccezione di quelli polari.

Anche se la loro vita incomincia sulla Terra, le tartarughe marine spendono la loro lunga esistenza ( forse più di cento anni) interamente nel mare. Solo le femmine, al momento della deposizione delle uova risalgono sulla spiaggia per scavare una buca nella sabbia e seppellire così le loro uova.

Le tartarughe marine sono oggi di grande attualità perché ovunque in forte diminuzione; alcune specie sono già estinte, altre gravemente minacciate.

Oltre a fattori naturali, come l’alta predazione delle uova e dei piccoli appena nati che cercano di raggiungere il mare, le cause della loro progressiva scomparsa sono da ricercarsi nel supersfruttamento a scopi alimentari e artigianali, nella distruzione degli habitat naturali, nelle catture accidentali e nell’inquinamento. Da secoli esse sono oggetto di caccia spietata soprattutto da parte delle popolazioni indigene dei tropici e le loro uova sono raccolte e vendute sui mercati locali perché ritenute afrodisiache. Lo sterminio dipende anche dalla fortissima richiesta degli oggetti d’artigianato che si ricavano dalla loro preziosa armatura. Da un’indagine recentemente compiuta nella Repubblica di Santo Domingo è emerso che l’88% degli acquirenti di tali oggetti sono europei, e tra questi al primo posto gli italiani!

L’alterazione degli habitat dovuta allo sconsiderato sviluppo turistico o industriale, ha determinato la scomparsa o il degrado delle spiagge dove le tartarughe solitamente deponevano. Si stima che nel Mediterraneo siano appena 2000 le femmine di Caretta caretta che ancora nidificano, la maggior parte in aree comprese tra la Grecia e la Turchia, su spiagge come quella di Laganas Bay (Zacinto) o Lara ( Cipro), che però sono sempre più danneggiate dallo sviluppo turistico indiscriminato.

Al momento non è nota la consistenza della popolazione di un’altra specie di tartaruga marina del Mediterraneo, la Chelonia mydas , ma è significativo ricordare che nel 1988 erano state censite 300/500 femmine nidificanti, rispetto alle 1.000 del 1982!

Alla rarefazione delle tartarughe marine ha contribuito anche l’attività di pesca che, utilizzando strumenti sempre più sofisticati ma poco selettivi, causa numerosissime catture accidentali. Nel solo Mediterraneo le tartarughe morte nelle reti sono circa 5000 ogni anno e la maggior parte degli incidenti avviene intorno alle isole Baleari e nelle acque del Sud Italia ( Calabria e Sicilia).

Anche l’inquinamento non risparmia le tartarughe. Quelle giovani muoiono perché restano intrappolate nei cumuli di detriti che si ammassano, per giochi di corrente, in determinate aree, o perché ingeriscono sacchetti di plastica scambiati per meduse.

Nel solo golfo di Napoli, negli ultimi quattro anni, il 70% degli animali recuperati aveva ingerito materiale non biodegradabile che il più delle volte aveva provocato blocchi intestinali o lesioni interne. Da non sottovalutare, infine, il traffico marittimo che incide, e non poco, sulla sopravvivenza di questi animali procurando danni gravissimi, il più delle volte irreversibili.

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