Ischia News ed Eventi - Il paradosso del Pio Monte in un paese che affonda

Il paradosso del Pio Monte in un paese che affonda

Poesie e racconti
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E’ ritornata per la quarta volta ad Ischia e per soli quattro giorni la mia “telematica” amica francese, Christine Doussot, nello scorso mese di settembre e per una incomprensione non ci siamo personalmente conosciuti al nostro “rendez vous” al Bar Calise di Ischia Porto. La conoscenza personale è rimandata – ci siamo scritti in “poste électronique” (i francesi francesizzano tutto e guai a scrivere e-mail!) – ma Christine è andata a rivedere le macerie del complesso Pio Monte della Misericordia di Casamicciola. Ci aveva scritto una bella lettera lo scorso anno – perché legge regolarmente il nostro Magazine ed il nostro sito www.ischianews.com – che abbiamo pubblicato anche con le sue foto di Ischia nel numero di ottobre 2012 – “Una lettera da Parigi” - e con le sue emozioni alla vista di quelle macerie ma anche le sue impressioni sui Monumenti dell’isola e sulla natura degli isolani. Una bella lettera dalla quale è nata la nostra corrispondenza telematica che, come “ bouteille a la mer”, arriva ogni tanto anche con commenti sulla situazione politica e sociale in Francia ed in Italia. La crisi generale – economica, sociale e morale – coinvolge ormai tutta l’Europa ed il mondo. Siamo tutti preoccupati da questa crisi, quasi spaventati, e non sappiamo come uscirne. Ci scambiamo opinioni e riflessioni.

christine -piomonte-3Ritornata a Parigi Christine mi ha scritto che è ritornata quest’anno a rivedere le macerie del complesso Pio Monte della Misericordia e che è entrata anche dentro “un poco”.

“E’ stupefacente – ha scritto - che con tutto questo tempo passato l’edificio è ancora là!”

Ha rilevato il “paradosso” che mentre la pietra muore la natura è “vivente” ed è questo – secondo Christine – un “segno di rinnovamento” ma, si chiede Christine, “fino a quando?”.

Mi aveva già scritto che secondo lei “quell’edificio ha un’anima”, racchiude una Storia, che quasi si rifiuta di essere cancellata. Mi ha inviato anche alcune fotografie scattate da lei che pubblichiamo.

Ho scritto migliaia di volte che quella del complesso Pio Monte della Misericordia è una storia triste, una vergognosa “storia italiana” di speculazione mancata e l’intricata vicenda giuridica e giudiziaria è semplicemente scandalosa. Basta essere un bravo studente di Ragioneria – quale sono stato – e conoscere gli elementi fondamentali del Diritto Civile, quelli che ci insegnò il nostro indimenticabile prof. Antonio Delle Cave, per capire la differenza tra “Piena Proprietà”, “Nuda Proprietà”, “Usufrutto” ed infine il “diritto di superficie”. Basta conoscere le nozioni fondamentali di Tecnica Bancaria per capire che non si può accendere un Mutuo se non si ha la “Piena Proprietà” semplicemente perché si deve “ipotecare” il bene dato in garanzia.

E’ una vicenda che come Comitato Colibrì presieduto dall’arch. Caterina Iacono abbiamo cercato di spiegare con una dettagliata nota al sindaco decaduto di Casamicciola, Arnaldo Ferrandino, fin dal 5 novembre 2012, proponendo un vero e proprio studio di fattibilità giuridica per recuperare il complesso “formalmente venduto” con atto n. 25015 di repertorio e n.2568 di raccolta del notar LODOVICO MUSTILLI di Napoli del 24 novembre 1997 dalla società “Circide” in Accomandita Semplice rappresentata dal sig. ELIO DESIO alla Società “Grandi Alberghi” per Azioni rappresentata dal sig. MAZZELLA GAETANO DI PONZA (naturalmente nessuna parentela con la mia famiglia che appartiene al popolo minuto e non ha titoli di nobiltà) per la cifra di undicimiliardisettecentomilioni di lire “oltre al rimborso del costo contrattuale dei lavori eseguiti”. Nella nota il Comitato Colibrì (Caterina Iacono, Giuseppe Mazzella, Lucilla Monti, Gianni Vuoso, Franco Borgogna, Angelo D’Abundo) faceva notare che “il notaio Mustilli non vede una lira di questo enorme movimento finanziario perché “un miliardo di lire sono state corrisposte prima e fuori del presente atto” ed il saldo di diecimiliardisettecentomilioni sarà corrisposto all’atto della consegna del complesso attualmente occupato dal Comune di Casamicciola e comunque non prima che il competente Ministero abbia dichiarato di non voler esercitare il diritto di prelazione ad esso spettante”. Si è arrivato ad una “vendita dei fabbricati” partendo da un atto pubblico di vendita del “diritto di superficie” art.952 e seguenti Codice Civile per 50 anni del 1984 tra l’Ente Pio Monte e la società “Nizzola”, dante causa della “Circide” e di un'altra società “Aurora”, per atto Notar RAFFAELE GIUSTI di Napoli. Ma come è stato possibile?

E’ chiaro nel suo “guazzabuglio giuridico-economico-finanziario” che il dramma del complesso Pio Monte della Misericordia è sostanzialmente un problema di “numismatica contemporanea” come definì la vicenda dei 20 miliardi per il Palazzo dei Congressi nella Villa Arbusto a Lacco Ameno il prof. Attilio Stazio parlando ad un convegno nell’ottobre del 1989 (Ischia, oltre la cronaca-1991). E’ un “affare mancato” con un grande movimento, formale e sostanziale di danaro che è circolato più in profondità che in superficie.

Il Sindaco Arnaldo Ferrandino, Dottore Commercialista, il Presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Zabatta, nonostante la nota sia stata presentata ai sensi e per gli effetti della legge 241/90 che fa obbligo di una risposta entro 30 giorni in undici mesi NON hanno inteso né rispondere né convocare il Consiglio Comunale monotematico, come richiesto, per un dibattito e per l’adozione di una FORMALE DELIBERA non per accogliere l’istanza ma per definire un corretto e praticabile percorso giuridico di recupero; per impegnare un Consiglio Comunale a discutere su di un GRANDE PROGETTO DI RILANCIO e forse SOLTANTO impegnando i nuovi consiglieri comunali su un Progetto si può elevare il tono del confronto fra i “gruppi” che non vogliono avere la dignità di partiti politici i quali sono scomparsi dalla realtà locale. Alla fine con liste civiche da “Rispetto per Casamicciola” a “Tutti per Casamicciola” abbiamo “Nessuno Governo per Casamicciola”.

Per tutt’altre motivazioni si è arrivato all’ennesimo scioglimento del Consiglio Comunale e alla terza caduta del sindaco Arnaldo Ferrandino in oltre 15 anni. Arnaldo avrebbe dovuto conoscere per esperienza e dottrina nei minimi dettagli tutto l’annoso problema e avrebbe dovuto avere le idee chiare da moltissimo tempo su come recuperare quel complesso monumentale che è FONDAMENTALE per la ripresa civile, economica, sociale e buon ultima POLITICA di Casamicciola. A mio parere il RISANAMENTO dell’Ente Comune doveva andare insieme alla PROGETTAZIONE DI UN NECESSARIO E POSSIBILE RINASCIMENTO della Cittadinanza costituita da albergatori, commercianti, artigiani, professionisti, impiegati, pensionati, vecchi, giovani e bambini che vivono drammaticamente una spaventosa crisi economica e civile.

christine -pio monte 4Le macerie di quel complesso ricordano ogni momento la decadenza civile di Casamicciola. Quell’edificio maestoso rappresentava la “Rinascita” dopo il terremoto terribile del 1883 non solo per la sua economia TERMALE – che allora era SOLTANTO di Casamicciola per tutta l’isola d’Ischia – ma per la sua vita CIVILE perché era il luogo del Teatro e degli Eventi che proprio per quelle magnifiche sale si potevano fare SOLO a Casamicciola e non negli altri Comuni dell’isola che ne erano prive. Basta leggere un poco di Storia Locale per capire l’importanza di quel complesso per il PROTAGONISMO di Casamicciola.

Credo che la chiave di lettura della decadenza di Casamicciola sia rappresentata da una motivazione “sociologica”. Abbiamo perduto la qualità di noi stessi. Abbiamo perduto il buon capitale umano della nostra cittadina. Dopo il complesso Pio Monte della Misericordia abbiamo perduto il Cinema, e l’avevano solo noi tra Lacco Ameno e Perrone con centinaia di lacchesi che venivano da Don Antonio Fraticelli gestore del “Cinema Italia” ogni domenica sulla Litoranea; poi abbiamo perduto il Bacino Termale di La Rita dove nello stabilimento di Michele Castagna e Figli nel 1953 effettuò le cure il Maestro Arturo Toscanini e che era nel XIX secolo il centro più importante superiore a Piazza dei Bagni perché aveva inventato il “fango” come ricorda Paolo Buchner nel suo “Ospiti ad Ischia”; poi abbiamo perduto la discoteca ed il piano bar con la chiusura del “Capricho de Calise” e siamo vissuti con l’“amarcord” degli anni ‘70 con la nostalgia dei “Ricchi e poveri” (quelli del complesso musicale) o del pianista-cantante Nino Soprano o del cantante-chitarrista Umberto Boselli, fra i maggiori della melodia di Napoli; poi abbiamo perfino perduto la Libreria Per capire che cosa è una Libreria bisogna ascoltare la canzoncina “il topo con gli occhiali” che faccio sentire al mio nipotino Stefano di 3 anni: “i libri sono ali che aiutano a volare; i libri sono vele che fanno navigare”…; abbiamo perduto perfino la squadra di calcio della Prima e Seconda Categoria dilettanti e viviamo anche nello Sport con la nostalgia per il Casamicciola con la maglia viola con la mitica formazione Castaldi, Arturo, Martinetti, Di Jorio, Monti C,, Senese, Del Monte, D’Ambra, Gagliotta, Monti G., Maresca. Il Casamicciola di Scipione Di Meglio mitico ed irripetibile capace di entusiasmare una cittadina intera.

Mi fermo qui. Se una cittadina perde queste strutture non è solo l’economia che scende. Scende soprattutto la sua qualità sociale, il suo movimento culturale, la sua vita associativa. I giovani non vivono e non sentono più il loro paese. Da “centro più importante dell’isola d’Ischia” diviene come è diventata la “periferia” della Città d’Ischia tanto che un sindaco “per caso” dal 2002 al 2007, l’ing. Giuseppe Ferrandino, quello dello slogan: “Portare Casamicciola all’Antica Grandezza: si deve, si può”, ha preferito la sedia più prestigiosa di Sindaco della Città.

foto di cesare-mazzellaQuesto è il paradosso complessivo, Cara Christine, e nel rilevarlo mi commuovo come quel marinaio tenace, ma stremato, sulla barca di salvataggio che, dopo una lotta impari, vide affondare l’“Andrea Doria” per un errore di un terzo ufficiale al comando dello “Stockholm”, in una giornata di luglio quando il porto di New York era ad un tiro di schioppo.

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