Viene, due volte all’anno sempre nel mese di dicembre, per circa 10 minuti e per 18 giorni, nella mia casa – che prima ancora è stata la casa dei miei nonni e dei miei genitori – da oltre 50 anni – mezzo secolo – a suonare la sua zampogna accompagnata da un pifferaio che fa anche il cantante. E’ un uomo discreto, di poche parole, dignitoso ed umile e prima di cominciare la sua novena dell’Immacolata porta in casa una “cucchiarella” di legno quale suo dono. Il piccolo concerto si deve tenere di fronte ad una statuina dell’Immacolata per la prima novena ed ad un presepe per la seconda di Natale che comincia il 14 dicembre. Prima di cominciare si accende la candela e per pochi minuti tutta la famiglia ascolta il canto e la musica e si raccoglie in una preghiera silenziosa a Dio comunque venga concepito da ogni persona.
E’ un rito o una tradizione orale che si tramanda di generazione in generazione, che si ripete per durare e che ferma il tempo e la Storia. Per anni, nella fretta della vita, non ho curato il rituale. Era compito di mio padre e di mia madre e non avevo assolutamente tempo per soffermarmi su queste tradizioni che ritenevo di una ritualità eccessiva io laico ed anticlericale, figlio della contestazione giovanile del ‘68, in aperto dissenso con la religiosità dei miei genitori.
