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Racket ed usura: sconfiggerli, si può? Il caso dei coniugi Orsino

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Era inizio gennaio, quando feci ingresso nella vita dei coniugi Orsino. Una storia magari simile a tante altre, qui nel Sud Italia, in particolare in Campania, ma qualcosa mi spingeva, in quanto giornalista, ad andare oltre. Al di là delle carte, dei documenti, dei numeri – quanti euro sotto i miei occhi, euro che avevano significato la stessa "morte psicologica" di una famiglia intera! – dei volti e della voce che ascoltavo, lì, attonita. La signora Pina, pochi giorni prima vittima di un'aggressione, avvenuta di sera, con la voce pacata, ma non per questo spenta; il signor Luigi, noto imprenditore della zona vesuviana, apparentemente logorroico.

Quel giorno ho posato metaforicamente la penna, mi sono dimenticata del mio ruolo di cronista, ed ho ascoltato. Ancora oggi, a distanza di sei mesi, sono ritornata nello stesso ruolo, nella stessa veste, non più semplicemente come addetta ai lavori, bensì come donna e cittadina prima e amica della famiglia e giornalista, semmai, dopo. Non si può continuare il percorso della propria esistenza così, come se nulla fosse accaduto. La storia dei coniugi Orsino è nota a tutti: la loro unica colpa? Aver ceduto alle minacce di estorsori ed usurai, sprofondando nel baratro della solitudine, spirituale e materiale, prima della scelta decisiva: denunciare i fatti alle autorità competenti.

Ci si potrebbe chiedere, dall'esterno, se questo gesto serva: di fronte ai problemi di una regione come la Campania, in particolar modo di una metropoli come Napoli, dell'illegalità quasi all'ordine del giorno, ma non accettata da tutti. Di questa città, oggi, vorrei parlare. La vittoria di stamattina, ottenuta grazie all'intervento mediatico di Sergio Vigilante, la cui associazione antiracket ha assistito – e continua a farlo egregiamente – Luigi Orsino, è in primis la sconfitta di quella parte di Napoli collusa con un sistema camorristico; di tutti coloro che si nascondono dietro la paura e l'omertà; di coloro, ancora, che sono indifferenti, che proseguono per la loro strada, che fanno finta di non vedere.

Stamani, invece, gruppi di ragazzi, associazioni culturali – tra cui "Terra di Confine" – e giovani cronisti, hanno espresso la loro piena solidarietà ai coniugi Orsino. Puntuali come un orologio svizzero, l'Ufficiale Giudiziario se li è ritrovati in via delle Acacie, al civico 6, e ha prorogato al 7 settembre 2011 la procedura di sfratto esecutivo.

Qual è il forte dilemma che vivono i coniugi Orsino da anni, ormai? L'accavallarsi di due diversi giudizi, quello civile e quello penale: il giudice delegato, giudizio giuridicamente insindacabile, avrebbe potuto scegliere di sospendere il primo, nell'attesa di accertare che Luigi Orsino fosse vittima di usura e che, tra gli stessi creditori, aventi in mano dei titoli esecutivi (ad es.: cambiali) – chissà come avute? Domanda a cui è inutile rispondere – vi fossero gli stessi usurai.

L' errore di Luigi è stato quello di incontrare l'associazione di Sergio Vigilante troppo tardi. Nel ricostruire l'intera vicenda, il reato è andato in prescrizione. Il pignoramento è stato già deciso. Mi sono sentita impotente, stamattina, certa che raccontare questa storia sarebbe valso a poco, concretamente, tranne che a smuovere le culture. Basta avere paura, basta nascondersi, basta non fare rete. Un partire dal basso, magari tra i giovani.

È quanto fatto dai ragazzi di "Terra di Confine", associazione culturale, affiliata a Libera, che stamattina era presente. «L'associazione Terra di Confine ha conosciuto Luigi Orsino e la sua vicenda personale attraverso la rete: tre mesi fa dei ragazzi legati all'associazione e un gruppo di giovani sangiorgesi crearono un gruppo su Facebook, per sostenere lui e Sergio Vigilante – commenta Pasquale Leone, vicepresidente della stessa - L'essere lì e conoscere da vicino meglio questa tragedia, che poco sembra una "fortuita coincidenza", ci spinge a fare rete intorno a Luigi e alla sua famiglia».

Chiedo loro se hanno paura. La risposta è un secco no. «Noi dell'associazione faremo tutto ciò che è nelle nostre forze per aiutare Luigi nella sua battaglia, a partire da quella che è una semplice chiacchierata per non farlo sentire solo fino all'informazione e ad iniziative a suo favore da qui ai prossimi mesi». Soddisfatto della battaglia vinta, come suole definirla, Sergio Vigilante, eppure il problema rimane ancora. Dove andrà a vivere la famiglia Orsino dopo l'estate? Come vivrà questo periodo d'attesa, per molti tempo di vacanza?

Come una morsa che non lascia la presa fin quando non l’ha distrutta completamente, ma i coniugi Orsino hanno resistito, denunciando. Probabilmente il prezzo da pagare è stato troppo alto: per tale ragione, noi giornalisti, e non solo, continueremo ad occuparci di tale caso.

Non è semplicemente una storia di cronaca, ma è la precisa volontà di costruire una società basata su valori condivisibili ed universalmente accettati: la presenza dello Stato, la ricerca della legalità, la fiducia nelle Forze dell'Ordine. La legalità, si sa, va costruita mattone dopo mattone, soprattutto nei giovani, affinché vi siano modelli vincenti, da emulare contro la lotta alla criminalità organizzata.

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