Ischia News ed Eventi - Storia

Le antiche usanze pasquali dell’ Isola sono circoscritte alla processione detta degli “Apostoli” che si svolge il Giovedì santo e a quella detta dei “Misteri” che ha luogo il Venerdì santo, poichè si sono estinte altre remote e ricche consuetudini. Tra queste ad esempio “U’ chèngio a porta”, il calcio dato alla porta della chiesa dal suddiacono con il piede della Croce a imboleggiare la richiesta di Gesù di entrare in Gerusalemme, e le “Zeddose” (ossia le donne vergini) che partecipavano, la domenica delle Palme, ad un corteo penitenziale che muoveva dalle chiese dell’isola e si concludeva alla Terra Murata. Un altro rito suggestivo era rappresentato dai “Remmùre” prodotti dai fedeli battendo le mani sui banchi di legno delle chiese la sera del mercoledì Santo durante la lettura dell’ufficio delle tenebre. Alla recita di ogni salmo si spegneva una delle sette candele fino a che la chiesa piombava nell’oscurità assoluta. I “Remmure” ricordavano il terremoto che scosse la terra quando Gesù spirò.

Ciò che è rimasto invariato nelle celebrazioni della settimana Santa è il coinvolgimento emotivo dei procidani fin dalla domenica delle Palme quando si recano in chiesa per la messa portando con sé un rametto di ulivo o di palma con valore propiziatorio. Il pomeriggio, poi, gli isolani hanno l’abitudine di recarsi al cimitero per lasciare sulle tombe dei parenti morti i rami benedetti in segno di pace.

Una catastrofe è una sfida per tutti: per gli scienziati che devono ampliare le proprie conoscenze per una più avanzata comprensione dei processi naturali pericolosi; per i decisori politici che devono scegliere politiche impopolari per la sicurezza del territorio; per le singole persone della comunità colpita che devono evitare scelte personali che possono nuocere alla sicurezza collettiva.

Questo volume sulla storia di un evento sismico disastroso, con le dispute scientifiche e le polemiche politiche emerse sia nella fase dei soccorsi che della ricostruzione, non è stato pensato e realizzato con l’obiettivo di destinarlo ad un pubblico di esperti, bensì per coinvolgere nel dibattito sulle complesse problematiche connesse ad un evento catastrofico un pubblico più vasto, superando le barriere dei tecnicismi e del linguaggio specialistico.

Nella seconda metà del ‘500, quando Vicerè di Napoli era il Cardinale Granvela, si sentì l’esigenza di dotare il Borgo dei Gelsi di una fonte autonoma di acqua potabile “atteso che quel luogo mancava di acque potabili, per essere stato occupato dal mare il freschissimo e rinomato fonte alla spiaggia di Cartaromana, ove innalzavasi il Ninfario dei signori di Guevara”.

“Per provvedere all’utile del Borgo dei Gelsi, oggi volgarmente denominato Ischia Ponte, il Cardinale Granvela concedette a questa Università alcune immunità ed esenzioni dal pagamento della gabella sul vino, detta tratta, acciocché queste somme riscosse pel detto dazio invece di andare a profitto del regio erario, fossero invertite alla costruzione dell’acquedotto che l’acqua di Buceto al Borgo dei Gelsi avesse condotta”.

Nel 1580 il cavaliere Orazio Tuttavilla, Governatore dell’isola, ebbe l’incarico di mettere mano alla costruzione, ma, siccome i fondi raggranellati non erano bastevoli, si dovette ricorrere ad una forte tassa sui cereali e solo nel 1590 si pose la prima pietra per la costruzione dell’acquedotto che, tra alterne vicende terminò circa due secoli dopo.

Riapre finalmente lo scalone monumentale della Biblioteca Nazionale di Napoli. Il mese di ottobre inizia quindi con i festeggiamenti e il brindisi, l'inaugurazione della nuova Sala esposizione e i brindisi, il tutto previsto per le ore 10.30 di stamattina. Per l'occasione, vi è l'esposizione dei cimeli più preziosi, quali: i due rarissimi manoscritti purpurei, compresi tra i venti presenti in tutto il mondo, che ricordano gli abiti dei cardinali; i celebri e rinomati papiri di Ercolano ; il Libro d'ore di Alfonso D'Aragona.

La kermesse «Le acque termali… e la ferita di Garibaldi. Nel 150° dell’Unità d’Italia», organizzata dall’Azienda A.C.S. Turismo delle due isole flegree, si sposta al Procida Hall con film e documentari, alcuni rari e tutti di assoluto interesse, curati da Alberto Castellano.

«Un garibaldino… al cinema» è il suggestivo titolo della rassegna cinematografica tematica in programma nella sala del Procida Hall di Procida dal 22 al 29 settembre, nell’ambito della riuscitissima manifestazione organizzata dall’Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo delle isole di Ischia e Procida intitolata «Le acque termali… e la ferita di Garibaldi. Nel 150° dell’Unità d’Italia», inaugurata lo scorso 29 agosto al Palazzo Reale. Dopo il notevole successo di pubblico e di critica che ha caratterizzato – nei giorni scorsi - i concerti, le mostre, i dibattiti della prima fase di questa kermesse che si sta rivelando di assoluto interesse mediatico, storico e scientifico nella rilettura dei fatti del Risorgimento italiano, gli appuntamenti riprendono sul versante spettacolare, spostandosi da Ischia a Procida, come si è detto, in un tourbillon di film e documentari dedicati all’Eroe dei due mondi, alcuni dei quali rari e tutti di assoluto interesse. «Il più popolare personaggio storico italiano – spiega il curatore della rassegna, Alberto Castellano, saggista e critico molto noto - appare come la figura-chiave del Risorgimento perché il suo percorso storico-politico annoda idealmente l’Unità istituzionale dell’Italia, la frattura reale tra le due Italie, il mai sopito separatismo leghista, l’intermittente revanscismo meridionalista.

"Fatta l'Italia, ora bisogna fare gli italiani" la storica frase di Massimo D'Azeglio, pronunciata un secolo e mezzo fa' all'indomani dell'Unità d'Italia, non si è certamente dimostrata veritiera, nel tempo, per le tantissime persone che, differenti per origini, tradizioni e dialetti, ma che accomunati dalla miseria, dal nord al sud dello stivale, divennero italiani sulla loro pelle, emigrando stipati come sardine sui bastimenti per le Americhe o sui treni per il Nord Europa. E' tutta nei numeri la storia del nostro Paese. Quelli della spaventosa emorragia di uomini, donne e bambini che colpì l'Italia, senza soluzione di continuità dagli ultimi decenni dell'ottocento fino al secondo dopoguerra. Un esodo biblico di oltre 29 milioni di italiani che, mescolandosi tra piemontesi e siciliani, tra lombardi e campani, tra pugliesi, calabresi e romagnoli, dettero vita ad una comunità veramente nazionale per sfuggire quella miseria, ancora diffusissima in italia fino al 1951. Un argomento quindi, quello dell'emigrazione , da studiare ed indagare con continuità per capire come gli italiani in tutto il mondo hanno saputo mantenere sempre viva la fiamma dell'italianità, fieri delle loro origini ed accomunati da un grande sentimento di appartenenza. Così l'Associazione Ischitani nel Mondo, in partenariato con il Comune d'Ischia, presenta l'ottava edizione di "Pe' terre assaje luntane", una manifestazione, dedicata all'emigrazione ischitana verso le Americhe . Che quest'anno si inserisce idealmente nel calendario di celebrazioni dell'anniversario dell'Unità d'Italia, con una mostra documentaria, "Noi emigravamo, tempo imperfetto dell'Italia unita" e una serie di incontri sul tema della migrazione interna dal titolo "Fratelli in Italia".

VIII edizione. 15/19 settembre 2011

Torre del Molino, ex carcere mandamentale, Ischia

L'Associazione Ischitani nel Mondo, in partenariato con il Comune d'Ischia, presenta l'ottava edizione di "Pe' terre assaje luntane".

La manifestazione, dedicata all'emigrazione ischitana verso le Americhe, quest'anno si inserisce idealmente nel calendario di celebrazioni dell'anniversario dell'Unità d'Italia, con una mostra documentaria, "Noi emigravamo, tempo imperfetto dell'Italia unita" e una serie di incontri sul tema della migrazione interna dal titolo "Fratelli in Italia".

A centocinquanta anni dall'Unità d'Italia, la figura dell'emigrante resta ingiustamente ai margini della nostra storia. Eppure sono circa ventinove milioni gli Italiani che, nel corso degli anni, hanno scelto di lasciare la propria terra d'origine. Siamo un paese d'emigrazione, ancora oggi, benché il numero di partenze non sia certo paragonabile agli esodi del passato.

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